Storia

Andrew_Taylor_Still

La filosofia osteopatica nasce dagli insegnamenti e dagli scritti di Andrew Taylor Still (1828-1917), medico americano, nato in Virginia, di formazione tradizionale (MD). Still era un progressista iconoclasta, convinto che nel suo tempo l’attenzione e la cura verso i pazienti fossero profondamente inadeguate.
A quarant’anni, Still aveva già perso tre figli e suo padre a causa di malattie infettive contro le quali la medicina tradizionale del tempo era impotente; come medico durante la guerra civile americana era rimasto colpito dal limite delle cure alla sofferenza umana.
Respinto dall’Establishment Medico, a causa delle sue visioni della fisiologia umana e delle sue proposte terapeutiche, scelse di fondare un sistema di formazione medica parallelo, che chiamò «Osteopatia» coniando il termine dalle radici greche osteon (osso) e pathos (effetti che vengono dall’interno).
Still suggerisce:
“Il corpo umano contiene al suo interno la capacità di guarire. Se questa capacità viene riconosciuta e normalizzata, si può sia prevenire che curare la malattia”.

Oltre a essere una reazione alla medicina tradizionale, che vedeva come un approccio non funzionale all’uomo, le convinzioni di Stili si basavano dunque sul concetto di capacità di autoconservazione del genere umano ed erano rafforzate dai risultati positivi della applicazione delle sue semplici tecniche sui pazienti.

Attingendo a varie fonti di ispirazione, Still giunse a vedere gli esseri umani come macchine meravigliose, create e sostenute dalle leggi di Natura e fondamentalmente capaci di raggiungere la perfezione qui sulla terra.
Il 22 giugno 1874 Still fu «folgorato», così sostiene, dalla rivelazione che “Dio fosse la personificazione della perfezione e che al medico fosse affidato il compito di usare la ragione e la conoscenza delle leggi della Natura come chiavi di accesso alla salute e alla malattia”.
Fu a quel punto che Stili divorziò dalla medicina tradizionale.
Uno dei più famosi aforismi di Stili dice: “L’obiettivo del medico deve essere quello di trovare la salute. Tutti sono capaci di trovare la malattia”.

Tale accento sulla salute e su uno stile di vita sano costituisce un’antica tradizione dell’osteopatia. Da un punto clinico, ci dice che diagnosi e programma terapeutico considerano il miglioramento delle normali funzioni fisioIogiche come criterio e metodo per far fronte ai processi fisiopatologici.

Tra le più importanti considerazioni osteopatiche troviamo le modificazioni, o alterazioni, del sistema “neuromuscoloscheletrico”. Si può fare ricorso alla diagnosi palpatoria e alla visita per identificare le condizioni precliniche. Still rileva le risposte viscerosomatiche o somatoviscerali nel modo seguente: “Il sistema muscoloscheletrico del corpo [ … ] forma una struttura che, quando disturbata, può produrre alterazioni della funzione di altre parti del corpo. Questo effetto può essere provocato dall’irritazione e dalla risposta anomala dell’apporto nervoso e sanguigno ad altri organi”.

Riafferma il suo punto di vista: “… Quando un paziente viene a farsi visitare e comincia a raccontarmi i sintomi … mentre ascolto, con l’occhio della mente vedo la combinazione dei sistemi che vanno a costituire l’intera struttura di quel corpo. Mi concentro sulla sua storia, cercando di individuare, attraverso la descrizione che mi viene data, le alterazioni strutturali che sono avvenute per produrre i sintomi descritti. Vedo per primo il telaio osseo e le articolazioni che lo tengono insieme rendendolo un unico sistema, che costituisce le fondamenta su cui tutte le altre strutture del corpo umano sono costruite. Vedo, soprattutto, le posizioni reciproche delle parti ossee e le loro relazioni. Poi vedo i legamenti … i muscoli … il sistema nervoso e ogni sua connessione con le funzioni del corpo … nel controllo degli organi interni, della circolazione dei liquidi, e del nutrimento delle varie parti del corpo. Poi vedo il sistema arterioso… il sistema venoso… il sistema linfatico (e le loro funzioni)… e alla fine, ma non meno importante, vedo il sistema ghiandolare del corpo e mi chiedo come determini i suoi effetti in ogni singolo caso”.

EVOLUZIONE DELLA FILOSOFIA OSTEOPATICA

Mano a mano che le idee di Still evolvevano in un insieme convincente di principi, divenne possibile definire e codificare i concetti in affermazioni più precise che potessero essere capite non solo dagli specialisti ma anche da altri, e in particolare dagli studenti di medicina osteopatica. Ciò accadde nel 1953, con la pubblicazione della dichiarazione di consenso di Kirksville. Di seguito riportiamo testualmente l’introduzione di quel documento, seguito da una breve enunciazione dei quattro principi chiave. Insieme costituiscono un’esposizione concisa della filosofia osteopatica.

“L’osteopatia, o medicina osteopatica, è una filosofia, una scienza e un’arte. La sua filosofia comprende il concetto di unità di struttura e di funzione del corpo, in salute e in malattia. La sua scienza include le scienze chimiche, fisiche e biologiche in relazione alla conservazione della salute e alla prevenzione, cura e lenimento della malattia. La sua arte è l’applicazione della filosofia e della scienza nella pratica della medicina e chirurgia osteopatica in tutte le sue branche e specialità.
La salute si basa sulla capacità naturale dell’organismo umano di resistere e combattere gli influssi nocivi dell’ambiente e di compensarne gli effetti; di far fronte, con adeguare riserve, allo stress abituale della vita quotidiana e al grave stress occasionale imposto dagli eccessi dell’ambiente e dell’attività.
La malattia comincia quando questa capacità naturale si riduce o quando viene superata o sopraffatta da influenze nocive.
La medicina osteopatica riconosce che molti fattori indeboliscono questa capacità e la naturale tendenza al recupero, e che fra i fattori più importanti ci sono disturbi locali e lesioni del sistema muscolo-scheletrico. La medicina osteopatica si occupa quindi di liberare e sviluppare tutte le risorse su cui si fonda la capacità di resistenza e recupero, riconoscendo così la validità dell’antica considerazione secondo cui il medico ha a che fare con un paziente, oltre che con una malattia”.

Cosa c’è di più chiaro di un riassunto così preciso delle leggi della fisiologia e della fisiopatologia umana, dimostrate scientificamente alla base di una moderna medicina?